Mostra internazionale di arte contemporanea

Collaborazione della Galleria d'Arte Aripa e Fondazione Culturale Elena Surdu Stanescu

 

Dal 15 marzo al 30 marzo la Galleria di Mariana Papara ospita una mostra collettiva di nove artisti rumeni e italiani, che ha lo scopo di portare avanti il discorso iniziato dalla gallerista già dalla prima esposizione, e cioè quello di creare uno scambio artistico culturale tra questi due paesi. ARIPA, infatti, a cui fa capo la galleria, è l’acronimo di Associazione Rumeno-Italiana per l’Arte.

 

La scelta degli artisti per questo secondo appuntamento non è stata fatta secondo un criterio stilistico particolare, ma solo seguendo le intuizioni della gallerista, che è riuscita a creare comunque una situazione molto gradevole in cui spicca il buon livello di tutti i partecipanti.

In rigoroso ordine alfabetico gli artisti presenti sono: Maria Diaconu, che sta a metà tra il figurativo e l’astratto, dove la figura fuoriesce da un allegro, dinamico e a volte drammatico groviglio di colori forti e vivi. La pittrice fa riferimento ad una precisa realtà, ma c’è nello stesso tempo il gusto di una creazione spontanea, che acquista valore nelle relazioni fra i colori e il gesto che li ha lasciati sulla tela.

 

Elena Dumitrescu è una dei due scultori presenti. Per lei la forma, invece, ha ancora un significato essenziale e in particolare è sulla figura umana che pone la sua attenzione, con scultura in cui ogni asprezza è smorzata a favore di un modellato fluido e risolto con una grande abilità tecnica. Semplificando le forme, ma donandogli una grande forza interiore, che a spesso sfocia nello spirituale, come nei piccoli gruppi esposti in cui i corpi si attraggono e si respingono nello stesso tempo, riuscendo ad esprimersi con grande dinamicità.

 

Felicia Ionescu presenta una serie di opere ispirate alla nostra pittura pompeiana, e alle scene di vita quotidiana ed epiche degli dei, in cui cerca di ricreare uno spazio suo, non costretto all’interno di una prospettiva geometrica, in quanto la sua volontà è quella di evocare la ricchezza e la forza di questa pittura attraverso i colori intensi e attraverso una composizione che spazia tra la realtà e l’illusione.

 

Di Laurentiu Midvichi viene presentata una serie di 4 grandi tele che raffigurano 4 “primi piani” che a prima vista possono anche spiazzare un po’ l’osservatore, ma che racchiudono una grande forza espressiva che sottintende una buona capacità pittorica. I colori sono dati con forza: si vede il colore spesso, quasi come se l’artista avesse voluto rendere in fretta la persona ritratta, ma non superficialmente il carattere della persona ritratta.

 

Camelia Mirescu usa l’olio in maniera molto fluida, tanto da sembrare quasi acquarello. E grazie a questa fluidità nella stesura del colore, l’artista riesce a creare delle trasparenze che riescono ad avere la capacità di evocare sensazioni, perché le sue opere non rappresentano nulla se non l’emozione di un momento, tradotta attraverso, appunto i colori. Ha scritto, infatti, in un suo catalogo una frase che secondo me racchiude tutto il suo modo di intendere l’arte. Scrive lei stessa, infatti: I colori sono l’emozione visiva della vita. Nella loro armonica integrazione si percepisce lo spazio di un momento di vita. E’ dal superamento dei condizionamenti ostili alla libertà che si creano nuovi orizzonti cromatici.

 

Ileana Oancea è l’altra scultrice: presenta piccole opere realizzate in legno o argilla e bronzo, in cui le forme sono praticamente inglobate nel cubo e si intuiscono solo attraverso i particolari che fuoriescono. Dal punto di vista simbolico si potrebbe aprire un trattato sul significato delle forme umane (o pseudo umane: ci sono anche delle ali con delle mani, che fanno pensare alla materializzazione degli angeli) racchiuse nella rigida forma geometrica del cubo, ma dal punto di vista puramente estetico hanno sicuramente la capacità di far vibrare la fantasia.

 

Elio Pastore, utilizza come strumento di lavoro il computer con il quale crea nuove realtà. Il risultato finale, quindi, è sempre quello di creare immagini che riescano a dire qualcosa, ma lui lo fa con uno dei mezzi più amati-odiati della nostra società, il computer. E non perché non è capace a dipingere (in alcune opere, infatti, interviene dipingendo alcuni particolari in maniera quasi iperrealista), ma semplicemente perché il computer lo strumento che conosce meglio e con il quale riesce a realizzare ciò che ha in testa.

 

Cristian Raduta è l’ultimo dei tre scultori. Anche lui lavora nel piccolo formato: i due rinoceronti e un bambino sulla foglia, che danno l’idea di una ricerca non solo formale, ma anche tattile. I chiodi sui rinoceronti, infatti, fanno quasi sentire la rugosità, la durezza, l’asperità della pelle del pachiderma e nello stesso tempo riesce però a far sembrare leggero e fragile, pur usando lo stesso materiale, il bimbo sulla foglia.

 

Infine Giuseppe Senesi. Anche lui ha abbandonato la figurazione per dare vita ad immagini che richiamano delle forme, ma che nello stesso tempo se ne allontanano. E lo fa ritmando i colori, gli spazi cromatici, giocando con le velature, le sovrapposizioni e creando così una dimensione in cui chi vuole riesce a perdersi.

  

Marilina Di Cataldo

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