Segni del tempo

Mostra curata da Mariana Paparà

Artisti in mostra:

 

Alga Zaharescu, Carmen Aretta Basdara, Claudia Blassi, Dorina Alexandrescu, Francesca Montanaru, Ileana Mihaiescu, Ionel Alexandrescu, Luciano Caggianello, Mariana Paparà, Patrizia Di Bitonto, Sergio Veglio, Valentin Vartosu 

Il saggio proposto è di notevole interesse perché permette di riflettere attorno ad alcune realtà comunicative che di norma vengono prese quotidianamente come consolidate. Non mi ero mai soffermato a pensare al simbolismo ed alle sue varie implicazioni. Il discorso fatto all’interno del saggio mi sembra essere molto interessante perché permette di cogliere un’interessante prospettiva di pensiero. Particolarmente interessante nell’introduzione il dibattito a riguardo del segno e del significato che comunemente vengono intesi nella quotidianità come due assiomi ben definiti e quindi anche separati l’uno dall’altro; in realtà ci si rende conto che nella letteratura ed all’interno del dibattito scientifico questi due termini sono continuo, e non ben definito, oggetto di continue discussioni.

Whitehead ritiene che pur esistendo un elemento comune ad entrambi questo non basta per stabilire quale “oggetto” debba essere il simbolo e quale il suo significato. Ad esempio per meglio chiarire ed estremizzare il concetto; il sentimento comune ci porta a ritenere che una bandiera sia il simbolo, la rappresentazione trasposta in altri termini, della nazione rappresentata. Nessuno di noi sarebbe mai portato a pensare al contrario e cioè che la nazione sia il simbolo e la rappresentazione della bandiera. Invece numerosi autori tra cui anche la signora Langer, ci riportano la da me condivisa teoria secondo la quale in assenza di un soggetto che attribuisce un certo significato interpretativo personale ad un determinato oggetto, in questo caso detto oggetto potrebbe benissimo essere contemporaneamente sia segno sia oggetto. Il pensare al fumo del fuoco sia come ad un segno del fuoco ma anche viceversa, cioè al fuoco come segno del fumo richiede una revisione del normale modo di pensare le cose.

Questa operazione non appare essere semplice da affrontare ma mi par essere affascinante dal punto di vista mentale.

 

Al termine di quanto detto sino ad ora emerge un dato interessante per cui secondo Wild “I segni sono scoperti e non creati”, pertanto il segno corrisponde a quella caratteristica dell’oggetto che è meglio conosciuta ai soggetti la quale preesiste alla concezione di simbolo fatta dal soggetto stesso. L’impronta di un ghepardo sul terreno è comunemente intesa come il simbolo che sta a significare la presenza od il passaggio di detto animale in quella particolare zona; ma quello che si definisce come simbolo (l’impronta) è meglio conosciuto rispetto a ciò che dovrebbe rappresentare ma esisterebbe comunque anche senza che l’uomo lo definisse come simbolo o meno.