L'Uomo del Telo

Riflessioni sindoniche tra metamorfosi e meditazione

Mostra personale di Mariana Paparà a cura di Silvana Nota

Invito

L’Associazione Artistica Internazionale Aripa, con il patrocinio della Regione Piemonte presenta negli spazi della sede di via Bertola 27/1 (Torino) la mostra dell’artista rumena Mariana Paparà, che da anni affronta nell’ambito della sua ricerca la tematica sindonica come momento di metamorfosi e di evoluzione.

Intitolata L’uomo del telo. Riflessioni sindoniche tra metamorfosi e meditazione, l’esposizione individua nella trasfigurazione metaforica dei corpi avvolti in fasce sepolcrali l’elaborazione di un percorso personale e collettivo verso una prospettiva di speranza e di comprensione.

 

Il suo linguaggio fortemente comunicativo - è scritto nel testo in Catalogo che accompagna la mostra - è frutto di lunghi anni di studi ed esperienze artistiche interdisciplinari, e si esprime su tavole lignee e installazioni, realizzate con materiali non solo utilizzati al servizio della forma ma concettualmente impiegati come trasmettitori di memorie e simbologie.

 

Legni antichi, garze, pergamena, papiro, chiodi, carte da imballaggio, colle, tempere, acrilici e olii, si addensano e si raggrumano in impasti materici, amalgamati all’interno di una scrittura segnica e gestuale che per antitesi ne smaterializza il peso, allevia la gravità, suscita il levitare dell’anima.

 

Raffinato e colto, il vocabolario di Mariana Papară sgorga da una consapevole capacità espressiva, dove ogni segno, ogni traccia, prende corpo e si traduce in immagine visiva, seguendo con esattezza il processo di pensiero che intende estrinsecare. I suoi lunghi e rigorosi studi accademici, e le profonde conoscenze di tecniche antiche e contemporanee sperimentali (spazianti dall’iconografia bizantina al vetro cattedrale, dalla tempera all’uovo alla pittura su vetro graffito con soluzioni personali per arrivare alla o che è respiro vitale e immagine di prorompente vigore, diviene allora spazio iniziatico.

 

Nella forma ovattata di corpi che rimandano alle storie del Crocifisso di Nazareth, ma anche a Lazzaro e a molte genti di età storiche diverse, affiora il senso di pietas verso un’umanità spaurita e attonita, dibattuta fra Cielo e Terra davanti al mistero della vita e della morte. Una morte che nell’involucro della sepoltura trova per assurdo la sua definitiva sconfitta in un ribaltarsi che muta lascultura miniaturizzata del gioiello d’artista e all’utilizzo del medium tessile) le permettono di approdare all’improvvisazione creativa, che, come succede per altre discipline quali la musica e il teatro, è territorio di chi ha percorso con umiltà molti cammini di apprendimento e confronto.

 

Con una scrittura di radice neo-espressionista e informale, dalla quale tuttavia si discosta con stile ed esiti del tutto personali, Mariana Paparà intesse un efficace e coinvolgente dialogo tra finito e infinito, da cui sgorgano parole silenti e tratti che esplorano il sudario per trovare la via verso la purezza della gioia.

L’Uomo del Telo, nel suo ciclo dedicato alla Sindone, richiama all’energia positiva di tutte le preghiere suscitate nei secoli. Ma l’artista nulla concede al banale, allo scontato sentimentalismo, alla retorica.

Il lenzuolo mortuario, narrato con incedere pittorico fitto e ritmato in un rincorrersi segnico e grafic tenebra in luce e il dolore in gioia.

 

 
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La critica

Meditare oltre i confini del tempo, dove passato remoto, presente e futuro si uniscono in un solo termine, fa emergere il contemporaneo, proposto dall’arte di Mariana Paparà attraverso la personale riflessione di un universo divino, avvolto dal mistero, da una magia legata ad una storia di straordinario fascino tra credo, illusioni e metamorfosi. Il simbolo iconologico dettato dal ritratto del Cristo, è rivissuto nelle opere di Paparà come studio e analisi del soggetto presente, a volte quasi celato dall’elaborazione cromatica, che sottende ad una ricerca accurata dei materiali. Dal legno alla garza, dalle continue stratificazioni di pigmenti, il film pittorico risulta compatto ed elaborato nella solidità compositiva, reso ancora più prezioso dalle tonalità dell’oro. I colori caldi della terra accompagnano il repertorio soggettivo scelto, in un continuo rimando verso il fruitore alla preghiera, alla comunicazione con forze superiori, e soprattutto alla storia, visto come oggetto di venerazione o di violento rifiuto, durante le campagne iconoclaste, ma che qui tende ad una sorta di sospensione meditativa. L’uso tenue di colori neutri, il bianco che lascia trasparire luce e rilievi, l’antichizzazione delle tavole preludono le trasformazioni dei materiali utilizzati, dove l’artista si fa alchimista. L’uso dell’acqua, del fuoco, come elementi universali, si fondono nel loro contrasto perenne nell’armonico mutamento sensibile, perché visibile e tattile attraverso l’opera che si fa sacra. Il prodotto più caratterizzante del cristianesimo orientale in Mariana diventa il frutto sapientemente elaborato, anche nel segno, con gesti sottili e sfuggenti, che delineano allusivamente le forme di un volto o di un corpo. Anche nelle sue installazioni che si ergono come colonne in chiave rivisitata, toccando sinuosità corporee, nello studio e nell’assemblaggio di più materiali, rivela il fascino “dell’uomo del telo”. Non vi sono incertezze, solo una sperimentazione profonda di un mondo che è insieme mistico e terreno, nella sapienza costruttiva strutturale e tecnica di uno stile che accomuna l’inconscio ad una realtà sublimata dall’Essenza superiore.

Mariana Paparà afferma il contemporaneo nell’analisi e nell’osservazione di un simbolo che non svanirà mai, rendendo quello sdoppiamento tra arte e religione in eterno Essere.

 

Barbara Rotta

La potenza catartica dell’energia che irrompe sulla materia diviene segno tangibile di nuove prospettive di libertà dalle catene del dolore e dalla morte.

Il messaggio universale del telo sindonico e i suoi significati di speranza e di spinta verso conoscenze salvifiche per l’umanità, ispirano l’opera di Mariana Papară, artista profondamente meditativa la cui ricerca è interamente attraversata dal concetto di metamoforsi. In essa individua la possibilità evolutiva di speranza e di armonia cosmica, dove ogni essere vivente è compreso e a cui ciascuno può accedere se appena riesce a scuotere e infrangere il proprio velo: quella benda simbolica da cui è possibile uscirne rinnovati.

Tutto il suo lavoro incrocia infatti l’allegoria tematica della Sindone, e si sviluppa sul filo di un’esplorazione intimista che individua nella trasfigurazione dei corpi avvolti in fasce sepolcrali l’elaborazione di una rinnovata vita.

La resurrezione metaforica, il percorso individuale e collettivo verso una prospettiva di comprensione che sfuma i contorni tra materia e pensiero, razionalità e spirito, affiorano con urgenza nella sua poetica, pervasa  da una forte spinta ascensionale che travalica storia e storie per spingersi libera oltre i luoghi e il tempo.

Il suo linguaggio fortemente comunicativo, frutto di lunghi anni di studi ed esperienze artistiche interdisciplinari, si esprime su tavole lignee e installazioni, realizzate con materiali non solo utilizzati al servizio della forma ma concettualmente impiegati come trasmettitori di memorie e simbologie.

Legni antichi, garze, pergamena, papiro, chiodi, carte da imballaggio, colle, tempere, acrilici e olii, si addensano e si raggrumano in impasti materici, amalgamati all’interno di una scrittura segnica e gestuale che per antitesi ne smaterializza il peso, allevia la gravità, suscita il levitare dell’anima.

Raffinato e colto, il vocabolario di Mariana Papară sgorga da una consapevole capacità espressiva, dove ogni segno, ogni traccia, prende corpo e si traduce in immagine visiva, seguendo con esattezza il processo di pensiero che intende estrinsecare. I suoi lunghi e rigorosi studi accademici, e le profonde conoscenze di tecniche antiche e contemporanee sperimentali (spazianti dall’iconografia bizantina al vetro cattedrale, dalla tempera all’uovo alla pittura su vetro graffito con soluzioni personali per arrivare alla scultura miniaturizzata del gioiello d’artista e all’utilizzo del medium tessile) le permettono di approdare all’improvvisazione creativa, che, come succede per altre discipline quali la musica e il teatro, è territorio di chi ha percorso con umiltà molti cammini di apprendimento e confronto.

Con una scrittura di radice neo-espressionista e informale, dalla quale tuttavia si discosta con stile ed esiti del tutto personali, Mariana Paparà intesse un efficace e coinvolgente dialogo tra finito e infinito, da cui sgorgano parole silenti e tratti che esplorano il sudario per trovare la via verso la purezza della gioia.

L’Uomo del Telo, nel suo ciclo dedicato alla Sindone, richiama all’energia positiva di tutte le preghiere suscitate nei secoli. Ma l’artista nulla concede al banale, allo scontato sentimentalismo, alla retorica.

Il lenzuolo mortuario, narrato con incedere pittorico fitto e ritmato in un rincorrersi segnico e grafico che è respiro vitale e immagine di prorompente vigore, diviene allora spazio iniziatico.

Nella forma ovattata di corpi che rimandano alle storie del Crocifisso di Nazareth, ma anche a Lazzaro e a molte genti di età storiche diverse, affiora il senso di pietas verso un’umanità spaurita e attonita, dibattuta fra Cielo e Terra davanti al mistero della vita e della morte. Una morte che nell’involucro della sepoltura trova per assurdo la sua definitiva sconfitta in un ribaltarsi che muta la tenebra in luce e il dolore in gioia.

 

Silvana Nota