Materia Viva

a cura di Silvana Nota e Mariana Paparà

Prima di un ciclo di mostre-progetto con le quali l’Associazione Culturale e Galleria d’Arte Aripa inaugura una rinnovata stagione culturale, che vede al centro la riflessione e il confronto di artisti invitati a dialogare su alcuni tra i più significativi temi dell’arte contemporanea internazionale, la mostra “Materia Viva” esplora, attraverso le opere di 12 artisti di diverso linguaggio, un argomento che da sempre coinvolge l’arte di ogni epoca.

 

 

La materia vista come elemento concreto e palpitante della vita che si fonde allo spirito che la abita, ma anche medium espressivo attraverso cui l’artista interagisce per trasformarla in comunicazione poetica.

 

La mostra offre un osservatorio tematico che, nel rispetto della pluralità stilistico-contenutistica, trova liaison nell’accomunarsi degli intenti focalizzati sul senso di una rinnovata presa di coscienza intimista e positivadavanti al potenziale della materia affrontata e restituita come fusione energetica fisica e mentale: motore per il superamento della staticità e del ristagno a favore di prospettive inaspettate.

Voci dall’Italia, dalla Svizzera e dalla Romania compongono il percorso al cui interno si colloca l’omaggio alla carriera di un maestro,il cui nome si lega alla storia dell’arte e ai suoi più importanti protagonisti: Ezio Gribaudo, straordinario e instancabile sperimentatore, alchimista di una materia che nelle sue mani è diventata più che mai viva, interdisciplinare, interattiva.

 

La materia si dilata, recupera spazi e si fa apertura sul mondo nell’opera di Maria Bana (Romania), che trae dalla natura e dalla sua componente cromatica gli elementi di un linguaggio percorso dal sole, dallo smeraldo dei paesaggi, dall’azzurro dei cieli tersi, dal rosso della passione che anima la vita e la pervade di calore umano. La sua tela, un lavoro ad acrilico dominato da colori accesi, racchiude il senso di un universo dove umanità e natura si integrano con un’armonia consapevole.

 

Per Stefania Bertorello (Italia) il grumo della materia, condensata e impastata lacerata e percorsa dal rosso del sangue che s’insinua tra increspature simili a una crosta terrestre, sembra annunciare la vita. Vita che nasce dalla carne e dall’anima e che sembra sorprendere, nella sua complessità, nella sua ruvidezza iniziale da cui sboccia, una bellezza quasi inaspettata. Stefania mischia i colori e i materiali facendo affiorare tra le maglie della juta adagiata sulla tela le infinite aperture dell’esistenza.

 

E’ invece una materia diafana e rarefatta, liricamente astratta e di accento Zen, l’investigazione tematica restituitaci sulla tela con tecnica mista dalla pittrice svizzera Rosanna Bondi, che gioca la sua poetica concettuale sul ruolo degli accostamenti dalle timbrature monocromatiche spogliate da ogni apparenza: la calce viva, la fuliggine, il disperdersi e il ricomporsi di progettuali accumuli materici intorno ai quali si raccolgono e prendono consistenza rilievi plastici come emergenze di un’evoluzione in corso.

 

Nicolae Catavei (Romania) propone una struttura di grande fascino, al cui interno mischia con maestria tradizione e ricerca contemporanea affidando alla bellezza, all’impostazione geometrica come contenitore, i codici di un alfabeto filosofico antico e un po’ misterico. La sua opera pittorico-installativa trasporta fuori dal tempo, suggerendo tra pieni e vuoti i tratti ascetici di un’esperienza artistica che coincide con la meditazione, la trascendenza, il riconoscimento dell’invisibile dietro l’universo invisibile.

Gerad Frances, (Francia) si presenta con un lavoro fotografico che è un inno alla vita. La sua è una solare e accesa rappresentazione di una visione composta di molti aspetti intrecciati e in movimento, liberi e dinamici nell’armonia delle diversità cromatiche in grado di comporre tessiture in cui le diversità creano armonie e libertà di percorsi. Il suo obbiettivo gioca su composizioni astratte nelle quali le ombre e i colori fortemente accesi sembrano scomporne la materia ricomponendola in rinnovate forme.

 

Dal nero di uno spazio primordiale, nell’opera di Cristina Lerda (Italia) l’energia dell’universo sembra raccogliersi nel magma infuocato di una materia incandescente, che nel rapprendersi si prepara ad accogliere la vita e la sua scala di colori ed esistenze: animali, minerali, vegetali, umane. Con impronta astratto-informale, l’artista evoca un’immagine che risuona simile al fragore di pianeti in evoluzione. Realtà parallele dove il tangibile si confonde all’inafferrabile in un mescolarsi di domande e di percorsi alla ricerca di risposte.

 

Ruxandra Munteanu( Romania) propone un’interessante stampa a mano su stoffa dove gioca sulla doppia dimensione e visione della realtà materiale: la luce si evidenzia sullo sfondo dell’oscurità. Il profilo di un sinuoso cigno nero si staglia e prende forma dallo scintillio di brillanti in esplosione, che si diffondono nel buio trovando risalto di immaginifica bellezza. La figura occupa il vuoto, vi imprime l’anima, agita emozioni mescolando dimensioni e universi che nel contrasto si evidenziano e si dibattono e irradiano luminiscenze.

 

Adriana Ponti (Svizzera) nel suo acrilico su tela cerca nei vapori di masse leggere e aree sensazioni di nuvole soffici dove la materia, diventata respiro dell’aria, si fa lirica astrazione celeste. Il rosso della passione si stempera con i bianchi, ruota nell’etere, trovando le sfumature del rosa di albe chiare, di atmosfere fresche, di sogni che prendono vita nel chiarore di giorni che annunciano giorni di sole, di speranza, di sollievo da ogni peso. L’assenza di gravità diventa rugiada di prima mattina tra terra e cielo.

 

Iulian Toma (Romania)si presenta con un lavoro ad olio su cui organizza architetture a campiture piatte e geometriche, spazi dove registra la materia come traccia e memoria del tempo. Il rosso, metafisico e decontestualizzante, fa da sfondo a massi ancenstrali, pietre antiche assemblate in costruzioni immote e impresse di storie umane e geologiche. Antiche, e al contempo avulse da ogni era, segnano e guardano ai destini, silenti e grevi custodiscono segreti e saggezze da scoprire oltre le pagine di storia.

 

Il quadro-scultura di Eugen Vasile (Romania), dai rimandi concettuali e filosofici, comunica con un linguaggio immediato e antiteticamente criptico tutta l’intensità di una materia avvvertita come impedimento, come barriera e incastro che opprime lo spirito dell’umanità nata libera. Una materia che chiude e imprigiona, ma al contempo, a bene osservare, si lascia infrangere se appena lo sguardo si alza e ne individua le aperture, le possibilità di fuga, oltre l’intruppamento, oltre l’ordinarietà, oltre la ripetitività insostenibile.

Iona Zinelli (Romania), con “acquatica” tecnica mista su carta trova nei vortici avvolgenti e luminosi di un mare dai mille colori la plasticità inafferrabile e costantemente mobile dell’acqua azzurra di un ambiente incontaminato. Acqua ricca e pulsante di vita e di presenze, acqua come fonte indispensabile e materia liquida, duttile, carezzevole quanto impetuosa. Cascate, cerchi concentrici, riflessi multicromatici di presenze che la abitano, pongono l’attenzione su una materia più che mai viva, meravigliosa e indispensabile alla vita.

 

Ed impetuosi, carichi di energia ancestrale, si presentano i cavalli di Ezio Gribaudo (Italia) artista visuale, collezionista, editore, insignito nel 2003 dal Presidente della Repubblica del titolo di Benemerito della Cultura e attuale presidente onorario dell’Accademia Albertina di Torino, nella sua vasta produzione ha dedicato un importante ciclo ai cavalli. Maestro nel trasformare qualsiasi materiale in energia vibrante, nella possanza equina ha individuato e sintetizzato con tocco inconfondibile, la forza generatrice di ritmi, suoni e poteri ancetrali di una natura ancora da scoprire. Li racconta con la capacità poetica di chi sa entrare e ascoltare l’anima degli esseri viventi. Attraverso tavole dominate da gesti veloci, frutto di lunghe esperienze maturate nel mondo, raccoglie lo spirito che vive nel corpo e nel sentimento del cavallo, resistuendolo sulla tela con una bellezza che è forma e spirito irradiante di vita.

Una vita che percorre tutta la materia, e che nella coralità del percorso espositivo si manifesta con uno sguardo d’artista, profondo e immaginifico.

 

Silvana Nota

 

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