Il profondo in Superficie

La riconoscibilità e la condivisione della realtà

resistono alla radice dell'immaginazione

A cura di Mariana Paparà e Carlo Giaccone

 

Una mostra collettiva alla Galleria Aripa riconduce l'urgenza della figurazione e la necessità di mimesi del reale al comune territorio etimologico dell'immaginazione.

 

A cura di Mariana Paparà e Carlo Giaccone, la mostra collettiva Il Profondo in Superficie sarà inaugurata venerdì 5 ottobre alla Galleria Aripa in via Bertola a Torino. I lavori di Chiara Compagni, Massimo Cavallo, Dafne Dagna, Manuela Isabello vengono presentati alla luce di alcune riflessioni del regista e sceneggiatore tedesco Werner Herzog. La proposta di una particolare intuizione della produzione e della fruizione dell'opera d'arte è lampante: "Io penso che la qualità più propriamente umana sia quella di fare un passo al di fuori di noi. L'ekstasis è propriamente l'uscire fuori da se stesso, avere l'esperienza di una qualche forma della verità a cui altrimenti non avremmo accesso. La distanza, lo spazio, così come il tempo, diventano qui percezioni, non misure astratte”.

 

Le parole di Herzog introducono un approccio curatoriale che fa leva sul concetto di estasi, in equilibrio tra manifestazione dell'inconscio e comunicazione delle intenzioni interne ad ogni pratica estetica. Come spesso ha dichiarato, lo stesso regista è sempre stato interessato alla differenza tra "fatto" e "verità", indicando una distinzione tra realtà sensibile ed esigenze più profonde. Definita come una sorta di "verità estatica", questa istanza ha la capacità di rendere percepibile ogni prodotto artistico, cinematografico o musicale come se si trattasse di una poesia: capace di creare un mondo altro, giustificato dalle sue proprie leggi.

Il concetto di profondità si fonde, a questo modo, con una sorta di gioco di rimandi, in cui le ragioni di ogni azione estetica possono trovare spiegazione in se stesse. Il sottotitolo Immaginandoci con le immagini cerca, infatti, di ricondurre l'urgenza della figurazione, la necessità di mimesi del reale al comune territorio etimologico dell'immaginazione. Movimento, colore e luce saranno gli elementi grammaticali attraverso i quali l'artista potrà giungere alla narrazione, scavalcando il campo verbale e nutrendosi delle sensazioni. Un colloquio con se stessi rintraccia l'intima alterità dell'uomo.

Questa consapevolezza si fa comunicazione, mano tesa alla ricerca delle comuni modalità di conoscenza.

 

                                                                                              Ivan Fassio

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