Oltre il labirinto dei segni

a cura di Willy Darko

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Oscar Bagnoli

Riesce con grandi e veloci campiture di colore ad evocare un sentimento  di grande profondità spaziale con una pittura gestuale sapiente e controllata. Affronta il tema dell’inesprimibile, dell’indicibile, dell’incomunicabile con pennellate connotate da un forte pathos espressionista. Sono segni dinamici che costruiscono campi di forza e di tensione  di sicuro impatto visivo perché esprimono energia e vitalità.  

Maddalena Bertello

Grazie all’utilizzo di materiali extrartistici associato a una gamma cromatica dai toni bassi e opachi delle terre bruciate e dell’ocra, determina un dialogo interattivo tra lo spazio pittorico bidimensionale e lo spazio plastico tridimensionale. Le opere risolte in maniera materica, con segni pregrafici e nervosi interventi gestuali, evocano atmosfere primigenie e testimoniano la sua ansia permanente di sperimentazione.  

Emma Infante

Si esprime con una pittura stenografica, dove le figure e le forme cedono il campo al colore e alle sue declinazioni espressive. L’artista percepisce un fremito insito nella natura floreale, lo coniuga con le vibrazioni della sua anima sensibile,  lo rappresenta attraverso un segno vorticoso pieno di grazia e armonia, per generare un “élan vital” apparentemente delicato e leggero, bensì forte e impetuoso.

Piero Lerda

Con gli aquiloni ha  liberato la sua fantasia e la sua fervida immaginazione improvvisando un’originale e inaspettata sintassi narrativa. In queste opere inaugura un nuovo spazio figurale che interpreta con la gioia del colore, con provata intelligenza compositiva e la segreta innocenza di un ritrovato e stupito sguardo infantile.

Anna Maria Miccoli

Il suo linguaggio creativo ha l’aspetto di un effervescente immaginario botanico, naturalistico e biomorfico. Dipinge fantasie in bilico fra figurativismo e astrattismo con una tecnica basata su una materia colorata fluida, brillante  e trasparente. Elabora la sua tavolozza con una ricchezza visiva splendente come un mosaico bizantino: pieno di segni e simboli misteriosi, emblematiche allegorie dissimulate nella magia della composizione.

Egle Sciroppo

Nelle intense componenti traslate e simboliche della sua pittura sono nascosti indizi e informazioni di spirito fantasticamente narrativo. Il segno preciso, d’immediata riconoscibilità e le cromie, ora arricchite di nuove sfumature, sono un file rouge che ci guida nello spettacolo della sua creatività. Rappresenta scenari mobili come quinte teatrali: raccontano storie oniriche inusuali e complesse, con possibilità di lettura sempre aperte a ulteriori sviluppi e approfondimenti.

Antonella Staltari

E' una ricerca sui linguaggi della contemporaneità che prende spunto dalla cultura  del ready made e da suggestioni pop. I suoi lavori  sono un coacervo di esperienze sensoriali tattili, di spiazzamenti visivi, di studio concettuale  e riutilizzo di materiali di recupero tecnologici. Crea composizioni con un crescendo di plasticità, concretezza  e profondità, assemblate con un’indubbia  e giocosa ironia.

Marina Tabacco

Nelle sue opere vivono contemporaneamente sia una lirica astrazione informale, sia una larvata figurazione archetipica e primordiale. Grazie ad un rigoroso controllo dei mezzi espressivi  risolve l’ equazione compositiva con una materia pittorica che si stempera in una sorta di limpida ed emblematica narrazione: magica e misteriosa, dove si sentono l’energia e l’impeto di una trattenuta gestualità.  

Maya Zigone

I suoi lavori concettuali sono sempre creati in modo da porsi come elementi installativi che dialogano con lo spazio scenico: in bilico fra realtà e invenzione, architettura e idea, teatro e vita, luogo privato e spazio pubblico. Sono presenze di luce artificiale, grafismi fosforescenti, luminescenze tangibili, in grado di inventare mondi nuovi, carichi di tensione e di energia e di interpretare una concezione spirituale dell’ esistenza  “che va oltre” il piano artistico.

Salvatore De Donatis

Nei suoi lavori esprime con teatrale intensità lo sgomento esistenziale. E’un linguaggio concettuale dove la materia è piegata a creare  un nuovo codice comunicativo di dirompente fisicità. Grazie ad un simbolismo antropologico sintetico, che condensa in elaborati dalle forti valenze tattili, l’artista esprime certe verità universali che non possono essere pronunciate con le parole.