MARIANA PAPARǍ

L’UOMO DEL TELO

Riflessioni sindoniche tra metamorfosi e meditazione

Mostra a cura di Silvana Nota

Catalogo e progetto grafico a cura di Paola Gribaudo

 


Associazione Artistica Internazionale Aripa - Galleria e Scuola d’Arte

Via Bertola 27/1 - Torino

Dal 26 marzo al 30 aprile 2010

Orario: 10.00-12,30; 15.00-19.00

Chiuso domenica e lunedì. Ingresso libero

INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 25 MARZO ORE 19,00

 

L’Associazione  Artistica Internazionale Aripa, con il patrocinio della Regione Piemonte e il Patrocinio della Fondazione Monsignor Vittorino Canciani di Mortegliano – Udine, Pronotario Apostolico Canonico del Capitolo Pontificio Città del Vaticano – Roma,  presenta negli spazi della sede di via Bertola 27/1 (Torino) la mostra dell’artista rumena Mariana Paparà, che da anni affronta nell’ambito della sua ricerca la tematica sindonica come momento di metamorfosi e di evoluzione.

Intitolata “L’uomo del telo. Riflessioni sindoniche tra metamorfosi e meditazione”, l’esposizione individua nella trasfigurazione metaforica dei corpi avvolti in fasce sepolcrali l’elaborazione di un percorso personale e collettivo verso una prospettiva di speranza e di comprensione.

 

(…) Il suo linguaggio fortemente comunicativo - è scritto nel testo in Catalogo che accompagna la mostra - è frutto di lunghi anni di studi ed esperienze artistiche interdisciplinari, e si esprime su tavole lignee e installazioni, realizzate con materiali non solo utilizzati al servizio della forma ma concettualmente impiegati come trasmettitori di memorie e simbologie.

Legni antichi, garze, pergamena, papiro, chiodi, carte da imballaggio, colle, tempere, acrilici e olii, si addensano e si raggrumano in impasti materici, amalgamati all’interno di una scrittura segnica e gestuale che per antitesi ne smaterializza il peso, allevia la gravità, suscita il levitare dell’anima.

Raffinato e colto, il vocabolario di Mariana Papară sgorga da una consapevole capacità espressiva, dove ogni segno, ogni traccia, prende corpo e si traduce in immagine visiva, seguendo con esattezza il processo di pensiero che intende estrinsecare. I suoi lunghi e rigorosi studi accademici, e le profonde conoscenze di tecniche antiche e contemporanee sperimentali (spazianti dall’iconografia bizantina al vetro cattedrale, dalla tempera all’uovo alla pittura su vetro graffito con soluzioni personali per arrivare alla scultura miniaturizzata del gioiello d’artista e all’utilizzo del medium tessile) le permettono di approdare all’improvvisazione creativa, che, come succede per altre discipline quali la musica e il teatro, è territorio di chi ha percorso con umiltà molti cammini di apprendimento e confronto.

Con una scrittura di radice neo-espressionista e informale, dalla quale tuttavia si discosta con stile ed esiti del tutto personali, Mariana Paparà intesse un efficace e coinvolgente dialogo tra finito e infinito, da cui sgorgano parole silenti e tratti che esplorano il sudario per trovare la via verso la purezza della gioia.

L’Uomo del Telo, nel suo ciclo dedicato alla Sindone, richiama all’energia positiva di tutte le preghiere suscitate nei secoli. Ma l’artista nulla concede al banale, allo scontato sentimentalismo, alla retorica.

Il lenzuolo mortuario, narrato con incedere pittorico fitto e ritmato in un rincorrersi segnico e grafico che è respiro vitale e immagine di prorompente vigore, diviene allora spazio iniziatico.

 

Nella forma ovattata di corpi che rimandano alle storie del Crocifisso di Nazareth, ma anche a Lazzaro e a molte genti di età storiche diverse, affiora il senso di pietas verso un’umanità spaurita e attonita, dibattuta fra Cielo e Terra davanti al mistero della vita e della morte. Una morte che nell’involucro della sepoltura trova per assurdo la sua definitiva sconfitta in un ribaltarsi che muta la tenebra in luce e il dolore in gioia. 

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